TALKING EGGS http://www.talkingeggs.it Musica uscita dal guscio Sun, 05 Nov 2017 22:33:35 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.4 Una carezza in un pugno, fra le braccia di Nick Cave http://www.talkingeggs.it/una-carezza-in-un-pugno-fra-le-braccia-di-nick-cave/ http://www.talkingeggs.it/una-carezza-in-un-pugno-fra-le-braccia-di-nick-cave/#respond Sun, 05 Nov 2017 22:29:27 +0000 http://www.talkingeggs.it/?p=207 La prima volta era stato il tour di Let Love In, un selvaggio a petto nudo si percuoteva il torace con il microfono e scaraventava giù dal palco un intruso. L’ultima (solo in ordine di tempo, speriamo) finisce con un abbraccio con un prescelto fra le decine di persone condotte e accolte sul palco. La … Continua la lettura di Una carezza in un pugno, fra le braccia di Nick Cave

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La prima volta era stato il tour di Let Love In, un selvaggio a petto nudo si percuoteva il torace con il microfono e scaraventava giù dal palco un intruso.
L’ultima (solo in ordine di tempo, speriamo) finisce con un abbraccio con un prescelto fra le decine di persone condotte e accolte sul palco.
La vecchiaia che addolcisce i sentimenti? La stanchezza dopo un passato turbolento e le tragedie familiari recenti? Forse in parte anche questo, ma la complessità di un personaggio come Nick Cave non si può ridurre e racchiudere in due scene opposte.
Come la sua musica: prima ti culla, poi ti sbatte contro un muro, ti accarezza e ti solleva per poi farti precipitare.
Dalla prima volta i Bad Seeds perdevano i pezzi (ultimo Conway Savage per problemi di salute) e ne imbarcavano altri, con Warren Ellis, diventato il vero capobanda, all’ultimo arrivato Larry Mullins, personaggio tutto da scoprire
http://www.local802afm.org/2013/06/the-seeker/
http://www.tobydammit.com/
A questo giro sono Martin P. Casey al basso, Thomas Wydler alla batteria (la vecchia guardia), Jim Sclavunos alle percussioni, Warren Ellis a violino, chitarra e diavolerie, George Vjestica alla chitarra e Larry Mullins alle tastiere.
Senza cercare di sostituire l’insostituibile, Nick Cave ha continuato lungo la sua strada riproponendo, ogni volta che inevitabilmente si voltava indietro, i brani storici con un vestito nuovo.
Così è stato a Padova, si inizia con tre pezzi da Skeleton Tree: Anthrocene, Jesus Alone e Magneto.
Versioni asciutte, quasi scarnificate rispetto a quelle su disco, soprattutto la terza, quasi spogliata completamente della musica e con un cantato a tratti ferito.
Con Higgs Boson Blues inizia un crescendo che esploderà nelle tre canzoni successive: From Her to Eternity, Tupelo e Jubilee Street, con una cavalcata finale che toglie il fiato.
Warren Ellis, dopo chitarra, synth e aver usato il violino come arma impropria, prende in mano l’archetto e ci apre in due nell’inizio di The Ship Song.
Nick Cave si siede al piano e attacca Into My Arms. Siamo nel parterre, in fondo e quasi all’uscita, ma non vola una mosca. Abituati alla confusione a alle chiacchiere che disturbano regolarmente ad ogni concerto chi vorrebbe ascoltare, capiamo che è veramente “One More Time with feeling”.
Continua con Girl in Amber e I Need You, forse il momento più alto dell’ultimo disco.
Arriva un altro intermezzo, con Red Right Hand e poi The Mercy Seat, dove ammettiamo di sentire la mancanza di Mick Harvey.
Else Torp, la soprano che canta in Distant Sky, è presente in uno dei fondali video, usati intervallati a riprese in diretta ai musicisti.
Niente effetti speciali, ma trovate molto semplici che aggiungono un livello visivo a cui non eravamo abituati nei loro show: gli alberi sferzati dal vento in Tupelo diventano un gioco di luci in Skeleton Tree, la giusta conclusione nella musica e nelle parole: “And it’s alright now”.
Non finisce qui, al rientro parte The Weeping Song. La musica scandita dal violino di Ellis emoziona, anche qui non possiamo fare a meno di sentire la pesante assenza di Blixa Bargeld.
Da qui in avanti il concerto si trasforma in qualcos’altro: Cave scende dal palco in mezzo al pubblico durante Stagger Lee. La sua ricerca del contatto con il pubblico diventa un abbandono totale.
Riemerge sulla sinistra, comandando il battito di mani e poi conducendo sul palco una folla di persone. Li fa sedere e rialzare come durante un rito, questo è in fondo un concerto di Nick Cave: lasciarsi trasportare oltre, dalla sua musica e da un predicatore, sciamano, sacerdote, creatura delle proprie canzoni.

And some people say it’s just rock and roll
Ah but it gets you right down to your soul
You’ve got to just keep on pushing it
Keep on pushing it
Push the sky away

Alcune persone dicono che è solo rock n’ roll
Oh, ma arriva dritto alla tua anima
Devi solo continuare a spingere
Continuare a spingere
Spingere via il cielo
(trad. nickcave.it)

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25 aprile, alla faccia della retorica http://www.talkingeggs.it/25-aprile-alla-faccia-della-retorica/ http://www.talkingeggs.it/25-aprile-alla-faccia-della-retorica/#respond Fri, 24 Apr 2015 14:49:22 +0000 http://www.talkingeggs.it/?p=179 Mi piacerebbe scrivere qualcosa a proposito della splendida giornata che io e i miei amici abbiamo passato il 25 Aprile 2014 in quel di Praticello di Gattatico, coronata dal concerto pomeridiano tenuto dai Gang (per inciso, in splendida forma), in celebrazione del sessantanovesimo anniversario della Liberazione dal giogo nazi-fascista. Sì, mi piacerebbe davvero riuscire a scrivere … Continua la lettura di 25 aprile, alla faccia della retorica

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Mi piacerebbe scrivere qualcosa a proposito della splendida giornata che io e i miei amici abbiamo passato il 25 Aprile 2014 in quel di Praticello di Gattatico, coronata dal concerto pomeridiano tenuto dai Gang (per inciso, in splendida forma), in celebrazione del sessantanovesimo anniversario della Liberazione dal giogo nazi-fascista.

Sì, mi piacerebbe davvero riuscire a scrivere qualcosa, e vorrei che fosse qualcosa di efficace.

Il problema è che non so se sono capace di farlo. Sono frenato dal timore che dalla mia misera penna possano uscire solo frasi intrise di retorica, buone solo a prestare il fianco alle pretestuose, prevedibili critiche sollevate dai soliti reazionari.

Inoltre, essendo questo un blog a tema musicale, qualcuno potrebbe facilmente sollevare obiezioni in merito alla scelta di parlare di Resistenza, di Liberazione, quindi di politica.

Ebbene, io rifiuto con fermezza l’idea che Talking Eggs debba rimanere uno spazio asettico, un compartimento stagno impermeabile a tutto ciò che non sia musica.

Sono stato combattuto, lo ammetto, ci ho pensato a lungo, e sono giunto alla conclusione che ci sono momenti nei quali è importante ogni singola testimonianza, persino quella di un povero stronzo come me, anche dentro ad un contenitore come questo. E oggi stiamo vivendo uno di quei momenti.

La vita in sé gronda politica: ogni nostra singola azione, ogni nostro comportamento, persino ogni canzone che ascoltiamo assume, è inevitabile, una connotazione politica.

Perciò, vaffanculo. Vorrà dire che correrò il rischio di essere retorico.

Bando alle ciance quindi, veniamo al dunque.

Prima di tutto, voglio affermare con forza l’orgoglio di essermi ritrovato con gli amici a commemorare il 25 Aprile. Per ciò che rappresenta.  A loro, ma anche a me stesso, voglio dire che non dobbiamo sentirci scoraggiati se abbiamo l’impressione di appartenere ormai a una riserva indiana.

E’ vero, ogni anno siamo sempre di meno e sempre più divisi, e i tanti soloni in malafede hanno gioco facile nel confinare le nostre idee ai margini, nel ghetto.

Ci vedono come dei poveri, patetici nostalgici, da apostrofare con un misto di dileggio e compassione. Spesso derisi e canzonati da quelli che “siete dei dinosauri fuori dal mondo-non ha più senso celebrare questa ricorrenza-non ha più significato ai giorni nostri parlare di fascisti e comunisti-non ha più senso fare distinzioni tra destra e sinistra-ecc. ecc. ecc.”, e altre stupidaggini di questo genere.

COL CAZZO che non ha più senso.

Eh no, attenzione: non dobbiamo prestare il fianco a questi revisionisti mascherati da riformisti moderati. Non dobbiamo mollare di un centimetro sulle nostre idee, in nessun caso.

La nostra piccola patria deve saper scegliere la parte, sempre. E noi sappiamo bene da che parte stava, e ancora sta, la ragione.

Bisogna rifiutare con sdegno l’idea, sempre in auge, secondo la quale non ha più senso celebrare il 25 Aprile. Dobbiamo far sì che avvenga l’esatto contrario: questa festa deve tornare nel cuore di tutti gli italiani che l’hanno dimenticata.

Questa è stata, e dovrà essere anche in futuro, la Festa delle Feste, il Giorno dei Giorni, la pietra angolare sulla quale si dovranno formare le coscienze delle donne e degli uomini futuri.

Alla faccia della retorica, ORA E SEMPRE 25 APRILE!

Avverto molto la responsabilità di sensibilizzare gli animi, ora più che mai, dacché i protagonisti, i testimoni viventi di quell’epopea sono sempre di meno.

Perciò ora tocca a noi: siamo grandi a sufficienza per raccoglierne l’eredità.

Prendere le loro storie, divulgarle e raccontarle a chi non le conosce, è un dovere.

Perché è soprattutto grazie a quelle storie se è stata fatta l’Italia post-fascista.

Non dobbiamo essere pigri e smettere di affermare l’imprescindibilità di valori quali Resistenza e Liberazione. Perché, ormai è evidente, il fascismo sta rialzando la testa.

Sono i neo-liberisti, i neo-capitalisti d’accatto, nascosti dietro ai loro completi eleganti da tremila euro, i nuovi fascisti. Quelli davvero pericolosi, perché non identificabili con facilità.

Sì, sono loro, fighetti zotici e ignoranti, a decidere da dietro le quinte la composizione dei governi-fantoccio bipartisan, oggi così di moda.

Sempre loro, gli stessi che non perdono mai occasione per attaccare la nostra Costituzione. Unico scopo, malcelato benché inconfessabile, l’azzeramento di tutti i diritti dei lavoratori, in nome del profitto selvaggio.

Ci rendiamo conto di quello che sta accadendo al nostro Paese?

Stiamo parlando della nostra (NOSTRA) Costituzione.

La Costituzione Repubblicana Antifascista, senza la quale la nostra storia non sarebbe mai stata la stessa. La Costituzione più bella del mondo, miei cari “signori”, non ha alcun bisogno di essere stravolta, o peggio, stracciata.

Sarebbe sufficiente applicarla così com’è, cosa mai fatta fino in fondo.

Magari il prossimo 2 giugno potreste scendere in piazza anche voi, miei cari “signori”.

Forse imparereste un po’ di cose sulla Costituzione.

Ad esempio, potreste imparare che l’Italia è una Repubblica fondata su quella cosa, ma sì, quella cosa che dà da mangiare alle persone donando loro dignità, quella cosa che state cercando di dilaniare…com’è che si chiama?

Ah già, LAVORO

Cos’è che dite? Che a voi del 2 giugno interessa solo la parata militare? Ah beh, allora stiamo freschi…

Non possiamo permettere a questi mistificatori di azzerare tutto, di infangare il ricordo della Lotta Partigiana, di ignorarne la rilevanza.

Dirò di più: noi che crediamo in quei valori, non possiamo tollerare che il ricordo sbiadisca anche a causa di una sciatteria generalizzata, la nostra. Sarebbe ancor più grave.

E’ una Battaglia di Civiltà, forse più grande di noi, ma dobbiamo combatterla.

Spegniamo il televisore e il computer, togliamo le batterie ai nostri tablet e ai nostri smartphone.
Alziamo il culo dal divano, usciamo da casa, incontriamoci e confrontiamoci.

Frequentiamo i circoli ANPI, sosteniamoli, partecipiamo alle loro iniziative.

Andiamo nelle librerie, rechiamoci nelle biblioteche, recuperiamo i tanti, bei libri scritti sulla Resistenza. Quelli che raccontano le gesta di quei ragazzi (ragazzi normali, come noi) che hanno lottato perché animati dagli ideali di Libertà e Uguaglianza.

Impariamo a memoria le loro storie, condividiamole, teniamone vivo il ricordo.

Sì, usciamo da casa, andiamo a trovare i vecchi partigiani superstiti, facciamoci raccontare le loro gesta, rendiamole nostre. Proteggiamo e ricostruiamo questo grande Patrimonio collettivo, prima che sia spazzato via del tutto.

Non rendiamo vano, per ignavia e indifferenza, tutto quello che hanno fatto per noi.

Come ha detto Marino Severini dal palco di Praticello di Gattatico, provincia di Reggio Emilia, venerdì 25 aprile 2014: in questi anni ci siamo distratti un po’ troppo.

Ci siamo rilassati, abbiamo pensato che quelle conquiste fossero per sempre.

Invece no. Ora anche i diritti fondamentali, ottenuti grazie ad anni di lotte, sono messi in discussione.

Che amara scoperta: bisogna di nuovo rimboccarsi le maniche, e ricominciare da zero.

Questa la lezione imparata, in definitiva: niente è per sempre.

Alimentare la memoria, divulgare il nostro passato nel presente, rivendicare la nostra Identità: questi devono essere i primi passi. Non ho alcun dubbio su questo.

Perché la Verità torni al più presto dove le spetta: nell’Olimpo della Storia di questo maledetto, magnifico paese.

Ora e sempre Resistenza, ora e sempre 25 Aprile.

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GANG – Sangue e Cenere http://www.talkingeggs.it/gang-sangue-e-cenere/ http://www.talkingeggs.it/gang-sangue-e-cenere/#comments Sun, 19 Apr 2015 13:43:59 +0000 http://www.talkingeggs.it/?p=174 Mentre scrivo queste parole ho sotto gli occhi la Limited Edition n. 929, in CD, di Sangue e Cenere. E’ la mia. Questa brevissima premessa è doverosa e necessaria, bisogna subito mettere in chiaro una cosa: se cercate obiettività, se cercate analisi tecniche, se cercate la recensione di stampo classico, e magari un po’ snob, … Continua la lettura di GANG – Sangue e Cenere

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Mentre scrivo queste parole ho sotto gli occhi la Limited Edition n. 929, in CD, di Sangue e Cenere. E’ la mia.

Questa brevissima premessa è doverosa e necessaria, bisogna subito mettere in chiaro una cosa: se cercate obiettività, se cercate analisi tecniche, se cercate la recensione di stampo classico, e magari un po’ snob, magari un po’ spocchiosa (vero, SIB?), non prendetevi nemmeno la briga di leggere queste righe.

Da queste parti i Gang sono una religione. I Gang sono stati il mio romanzo di formazione, e Marino è stato una sorta di padre spirituale per me.

Un anno fa, di questi tempi, il mio caro amico nonché sodale, The EggMaster, mi comunicava che sì, finalmente!, i Gang avrebbero registrato un nuovo disco composto da inediti, a quattordici anni di distanza da “Controverso”. Da lì a pochi mesi sarebbe partita, tramite il portale BeCrowdy, la più memorabile campagna di crowdfunding mai condotta prima in Italia. Quella stessa campagna che ci ha fatto capire, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, quanto siano amati i Gang, e quanto sia profondo questo Amore.

Ricordo ancora l’emozione adolescenziale provata in quel momento, l’eccitazione, la pura gioia. I Gang avrebbero registrato un disco nuovo! E lo avrebbero fatto da uomini liberi, in assoluta autonomia economica, artistica ed intellettuale!

Ed è stato così che dopo alcuni mesi è nato Sangue e Cenere, prodotto da Jono Manson, il Grande Timoniere che ha portato in mare i Gang, a vele spiegate.

Sangue e Cenere è un disco che mi commuove, e che cresce ad ogni ascolto. Un disco che rinfranca l’orgoglio di appartenere alla Grande Tribù dei Gang.

Quando sento dire che i Gang sono un gruppo fuori moda, mi faccio una grassa risata, e la faccio per dissimulare il profondo senso di compatimento che provo nei confronti di chi ha pronunciato queste parole.

Valori come solidarietà, uguaglianza, ospitalità, accoglienza, memoria, amore, pace, riconoscenza, ricerca della giustizia non passeranno mai di moda.

Questi valori fanno parte della storia dell’Uomo, costituiscono la sua più grande ricchezza, la sua parte migliore. Un uomo che li perde smette di essere un uomo. Diventa la triste, vuota, anonima ombra di se stesso.

Quindi, per cortesia, smettiamola di dire cazzate. I Gang sono una delle più grandi espressioni della storia della Canzone Italiana, sono e resteranno nella storia per forma e contenuto, e con questo disco non hanno fatto altro che confermarlo.

Come mi ha fatto notare più volte il mio già citato amico The EggMaster, c’era una dannato bisogno di Sangue e Cenere. Ne avevamo bisogno tutti noi, e ne avevano bisogno i Gang.

Bisognava ricordare alla Storia distratta di questo paese che la Gang vola ancora alto, altissimo, vola che è una meraviglia.

Durante gli ultimi quattordici anni Marino e Sandro non hanno mai mollato: hanno percorso l’Italia in lungo ed in largo, andando a suonare dal vivo ovunque venissero chiamati, sempre e comunque con il sorriso sulle labbra, sempre e comunque con una buona parola per tutti, sempre e comunque con un carico di canzoni memorabili da donare. Hanno partecipato ad innumerevoli progetti, hanno collaborato con centinaia di altri artisti, hanno pubblicato diverse raccolte di canzoni autoprodotte.

Cos’hanno ricevuto in cambio? Tonnellate di amore, riconoscenza, stima ed amicizia.

Che immensa ricchezza.

Sangue e Cenere si apre con la title track, e a casa mia bastano pochi secondi affinché l’arbitro possa dichiarare “gioco, partita, incontro” a favore della Banda dei fratelli Severini. Basta la strofa iniziale, “Io non amo canzoni di ferro/amo i riccioli d’oro”, pronunciata da Marino con la sua voce meravigliosa, a farmi salire i brividi lungo tutta la schiena. Chitarre spiegate, ritmica granitica, un testo che è una dichiarazione di intenti, e quella voce.

Che voce, quella voce.

Nella voce di Marino sono presenti tutte le sfumature dell’Amore, stagionate e maturate nel modo migliore, e questo disco non fa altro che rafforzare questa mia convinzione.

E che chitarra, quella chitarra.

La chitarra di Sandro ha un timbro personalissimo, originale. Il suono della sua chitarra potresti riconoscerlo in mezzo ad altre mille, diecimila, centomila. Sandro ha un tocco raffinatissimo, essenziale. Non è mai eccessivo, eppure riesce a risultare ugualmente graffiante e potente. Un grande talento, che in questo disco viene fatto risaltare in maniera scintillante (thanks a lot, Mr. Jono Manson).

Non fa in tempo a sfumare il primo pezzo, ed ecco arrivare Non Finisce Qui, grande ballata dal sapore americaneggiante, punteggiata dal meraviglioso sax tenore di Craig Dreyer.

Mi viene il groppo in gola quando ascolto questa canzone: sembra scritta pensando a mio padre. Anche mio padre “era un bambino che correva tra la polvere ed il cielo”, ed un giorno “venne a prenderlo la vita”, anche per lui “a nord c’era una paga, un lavoro, il meno peggio, se ti prendono per fame prima o poi ti fanno ostaggio”.

Anche mio padre se l’è portato via l’amianto, dopo una vita fatta di sacrifici e rinunce, allo scopo di crescere al meglio un figlio, l’unico figlio, amato più della propria vita.

“Io mio padre lo ricordo
Quando a casa ogni sera
Con gli occhi dentro al piatto
Piano piano mi chiedeva
‘E oggi come è andata? ’
Ed io ‘Bene! ’ rispondevo
Mio padre era un bambino che correva
Tra la polvere ed il cielo”

C’è poco altro da aggiungere, viene voglia di piangere di un pianto liberatorio.

Vietato dimenticare, obbligatorio lottare fino alla fine per ottenere giustizia. Lo dobbiamo a tutte le persone morte per colpa di un silenzio criminale.

Alle Barricate è un pezzo in perfetto stile Gang d’assalto: travolgente, trascinante, non fa prigionieri. Non vedo l’ora di cantarla a squarciagola da sotto il palco della Gang, spendendo fino all’ultima goccia di sudore. A me ricorda molto la versione combat rock di Fischia il Vento contenuta ne “La Rossa Primavera”.

Grande versione, quella, ma in questo contesto la straordinaria produzione di Jono Manson fa la differenza. Gran pezzo, si gode alla grandissima. Ho una notizia per tutti voi: la Gang è tornata, e suona da dio!

Ottavo Chilometro è una splendida ballata acustica che si fregia della presenza di Garth Hudson della Band alla fisarmonica, e già questa cosa da sola varrebbe il prezzo del biglietto, ma c’è molto altro. C’è Jason Crosby che si divide tra violino e pianoforte, e soprattutto c’è la storia del partigiano Wilfredo Caimmi.

Per dirla citando letteralmente le parole di Marino: “A Wilfredo devo molto perché fu soprattutto lui a farmi capire, in occasione di diversi incontri, quanto fossero importanti le canzoni come strumento e linguaggio per tenere vivo e acceso il fuoco della memoria della Resistenza. E questa canzone è una promessa fatta a lui, ma anche a tanti partigiani e partigiane che ho incontrato in questi anni in Italia.”

Wilfredo è scomparso il 17 ottobre del 2009, ma vivrà sempre in questa canzone. Partigiani una volta, Partigiani per sempre.

Marenostro, canzone candidata al Premio Amnesty International Italia 2015, è una delle vette assolute del disco, ed oserei dire dell’intero canzoniere della Gang. Si tratta di un’altra ballata struggente, di quelle che ti entrano dentro, una canzone della quale c’era una gran bisogno. Una meravigliosa preghiera laica, che in un amen porta l’ascoltatore a trovarsi in mare aperto, accalcato sopra ad una bagnarola in balia delle onde, insieme a centinaia di altri Esseri Umani, tutti in fuga dalla fame e dalla guerra (Salvini, prendere nota please), tutti uniti nel desiderio di un futuro migliore.

Siamo Italiani, popolo di migranti per eccellenza, ma sembriamo avere dimenticato questa cosa. Quanto ci siamo imbruttiti.

“Marenostro tu sai chi li guida
È quel Dio che non ha frontiere
Che cammina sull’acqua e sul fuoco
E che spezza tutte le catene
E’ il Dio di tutti i colori
Che combatte la fame e la guerra
E per lui nessuno è straniero
Come in cielo così come in terra”

Perché Fausto e Iaio? è l’unica canzone non inedita del lotto, e racconta una delle tante tristi storie che non vanno dimenticate. E’ il valore della memoria. Senza memoria l’uomo è niente, senza memoria l’uomo non è più uomo, ma solo una pedina.

“E’ caro sangue il nostro
E ancora ci tocca
Come in via Mancinelli
Come a piazza Alimonda”

Esecuzione potentissima: un muro di chitarre rabbiose ma eleganti si amalgamano tra di loro alla perfezione, sostenute da una sezione ritmica sontuosa e potente, mentre Marino volta alto, lassù, sulle ali di una voce che assomiglia sempre più a quella di un capo tribù nativo americano.

Una versione che lascia davvero senza fiato e che emoziona profondamente.

Non faccio in tempo a riprendermi dall’emozione, ed ecco che le ultime note di Perché Fausto e Iaio? sfumano nelle prime di Nino, canzone dedicata ad Antonio Gramsci. Marino si rivolge in prima persona a Nino, il soprannome di Gramsci da bambino, e gli racconta la sua amarezza nel constatare lo sgretolarsi dell’eredità lasciata dal Partito Comunista Italiano, fondato da Gramsci stesso il 21 Gennaio 1921.

Una ballata toccante, malinconica, ma comunque piena di speranza.

Comunista non è che un sentimento, è Rivoluzione. Hai proprio ragione, Marino: essere comunisti è uno stato dell’anima, ed in tal senso io mi ci sento dentro pienamente.

Non credo che essere comunisti al giorno d’oggi abbia più molto a che fare con un’ideale strettamente politico. Sono stanco degli slogan, delle frasi fatte: spesso nascondono il vuoto. Invece, non mi stancherò mai di condividere e promulgare ideali quali uguaglianza, solidarietà, giustizia sociale, difesa del più debole, rispetto per il prossimo.

“Oltre le sbarre, oltre i cancelli, oltre queste mura”

Sangue e Cenere è un disco fatto di ballate, e Nino è la mia preferita.

Quando si parla de Gli Angeli di Novi Sad, bisogna scomodare il De André più alto (e ho detto poco) che si sposa con il Morricone più evocativo (idem). Marino canta, con una voce mai sentita prima, un testo antimilitarista potentissimo, e lo fa, udite udite, accompagnato da una meravigliosa Orchestra Marchigiana, l’Orchestra Pergolesi diretta dal Maestro Stefano Campolucci. Non sono in grado di commentare ulteriormente questa canzone, mi limito a consigliarvene l’ascolto al buio, in cuffia. Se non vi scende nemmeno una lacrima vuol dire che siete morti.

“Perché ogni passo sia cammino”

Più forte della morte è l’amore può essere una canzone sorprendente per chi non conosce a fondo i Gang. Per me ad essere sinceri non lo è. O meglio, può esserlo dal punto di vista strettamente musicale, visto che siamo dalle parti del soul e del gospel, ma non può esserlo per quanto riguarda il testo.

Ho sempre “sentito” molta spiritualità nei testi di Marino: una spiritualità certamente laica, ma altrettanto certamente percepibile.

Più forte della morte è l’amore è una canzone superba, che aggiunge sfumature inaspettate alla storia musicale dei Gang. Chapeau.

Nel Mio Giardino è un pezzo estremamente Gang, forse il più “old style Gang” del lotto, ma l’arrangiamento lo rende straordinario. Una volta che l’hai ascoltato, non puoi più farne a meno. Persino un culo di pietra come il mio, avvezzo quasi esclusivamente ai 4/4 del rock and roll, non riesce proprio a stare fermo. Nel testo, tra i più intimi e personali mai scritti da Marino, c’è una sorta di definitivo ritorno a casa, e si percepisce sincera commozione.

“E se c’è un posto dove torna un Re Bambino
È proprio qui
Qui
Nel mio giardino”.

Il disco si conclude con Mia Figlia ha le ali leggere, delicata, sentita canzone. Meravigliosa conclusione per un disco meraviglioso. Il titolo dice già tutto. E mentre le ultimo note sfumano nel vento, io provo un grande senso di sollievo.

La Banda dei Fratelli Severini è tornata. Lo sapevamo, in fondo non se n’erano mai andati, anzi. Però questo disco ci voleva proprio, serviva.

Questo disco ci dona un nuovo senso di appartenenza, lo rinnova, lo rinfranca, e ci ricorda che cosa fantastica sia fare parte della tribù della Gang.

I Gang sono stati uno tra gli incontri più straordinari della mia vita, e le canzoni dei Gang mi hanno insegnato quello che i libri non sono stati in grado di insegnarmi.

Sangue e Cenere è l’ennesimo dono che mi/ci fanno, ed io non posso fare altro che ringraziarli.

Grazie Marino, Grazie Sandro.

Perché ogni singolo passo sia sempre cammino. Sempre.

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Se c’è un posto dove torna un Re Bambino http://www.talkingeggs.it/se-ce-un-posto-dove-torna-un-re-bambino/ http://www.talkingeggs.it/se-ce-un-posto-dove-torna-un-re-bambino/#comments Tue, 07 Apr 2015 15:49:55 +0000 http://www.talkingeggs.it/?p=167 Pensare a una “prima” per un concerto dei Gang fa un po’ sorridere. Li abbiamo visti, senza esagerare, centinaia di volte: in 2, in 3, in 10, con chitarre, trombe, zampogne, fisarmoniche, violini, in posti minuscoli e in grandi palchi, ma sempre con la stessa carica da 30 anni a questa parte. Però da queste parti, … Continua la lettura di Se c’è un posto dove torna un Re Bambino

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Pensare a una “prima” per un concerto dei Gang fa un po’ sorridere. Li abbiamo visti, senza esagerare, centinaia di volte: in 2, in 3, in 10, con chitarre, trombe, zampogne, fisarmoniche, violini, in posti minuscoli e in grandi palchi, ma sempre con la stessa carica da 30 anni a questa parte. Però da queste parti, cioè a casa loro, c’è veramente un’aria diversa, e questa sera c’è l’elettricità che precede gli avvenimenti importanti.

La stessa atmosfera che c’era per il ventennale de Le Radici e le Ali a Filottrano, in quel caso per ricordare l’inizio dei dischi in italiano, questa volta per sentire per la prima volta dal vivo un nuovo capitolo di quella storia, anzi di quelle storie. A noi resta nel cuore anche un ritorno al passato in quel di Recanati, con le canzoni dei primi dischi in inglese (poi pubblicato nel live TRIBE’S RE-UNION), perché noi i Gang abbiamo cominciato a conoscerli da lì, per non lasciarli più fino ad oggi.
A organizzare tutto sempre loro, i Filottrano City Rockers, la meglio gioventù, permetteteci il complimento. L’appuntamento è al Palabaldinelli di Osimo, una struttura enorme, ma piena di gente anche se l’entrata è a pagamento (particolare non indifferente). Quindi tanta curiosità, nuove canzoni e nuova formazione.
Cambiata la sezione ritmica con Marzio Del Testa alla batteria (ha suonato in tutto il disco ) e Simone Luti al basso. Alle tastiere sempre Fabio Verdini e uomo in più Jacopo Ciani, violino, mandolino elettrico e chitarra aggiunta. Il palco ha un bel colpo d’occhio, con il logo di Sangue e Cenere, ispirato all’Angelus Novus di Klee che domina la scena prima dell’arrivo della band che inizia con la title-track. Se posso permettermi il paragone, anzi me lo permetto eccome, l’impatto è degno dei Bad Seeds più recenti. Le grandi band si vedono dal vivo, e considerando la ricchezza di musicisti e sfumature del disco poteva sembrare difficile riproporle su un palco senza perdere qualcosa, e invece i pezzi guadagnano in ferocia, sono diversi ma senza sembrare le copie ridotte delle incisioni.  Su tutte Alle Barricate, un pezzo da assalto con il coltello fra i denti, fra le nuove, e una versione memorabile di Paz, fra i classici.
In generale la ritmica sembra poter andare dove vuole, e il violino in più fa veramente la differenza.
Non concludiamo con il fatidico “bisognava esserci” perché chi non è riuscito avrà modo di vedere e rivedere su e giù per l’Italia la nuova avventura dei Gang, ma di una cosa siamo sicuri: di questo disco ce n’era bisogno, sia per loro che hanno ritrovato una voglia e un’energia nuova, sia per noi, che abbiamo nuove storie e canzoni da imparare.

Ma un consiglio lo vogliamo dare: andate a sentire i Gang nelle Marche, perché non è vero che non si è poeti in patria. Basta vedere ogni volta la mobilitazione, come tutti si stringano intorno ai fratelli maggiori, quanto credono in tutto questo.
Andate in qualsiasi manifestazione organizzata dai Filottrano City Rockers, non ve ne pentirete.

Perché se c’è un posto dove torna un Re Bambino, è proprio qui.

P. S. Marino… I Fought The Law!

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Audio-cronache al volante – capitolo 2 http://www.talkingeggs.it/audiocronache-volante-2/ http://www.talkingeggs.it/audiocronache-volante-2/#respond Thu, 07 Aug 2014 08:56:23 +0000 http://www.talkingeggs.it/?p=155 Quando arriva l’estate, l’aria si riscalda e io, per evitare di sudare come un cammello nel deserto, inizio a viaggiare con i finestrini dell’auto abbassati. Si tratta di un’azione comune per la maggior parte della popolazione automobilistica, ma non quando eseguita da uno come me. Quando uno come me abbassa il finestrino, si scatena subito un … Continua la lettura di Audio-cronache al volante – capitolo 2

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Quando arriva l’estate, l’aria si riscalda e io, per evitare di sudare come un cammello nel deserto, inizio a viaggiare con i finestrini dell’auto abbassati. Si tratta di un’azione comune per la maggior parte della popolazione automobilistica, ma non quando eseguita da uno come me.
Quando uno come me abbassa il finestrino, si scatena subito un duplice effetto.

Uno: il cervello deviato aziona subito, con un riflesso incondizionato, la mano destra verso la manopola dell’impianto stereo, al fine di portare il volume al limite della distorsione, a livelli da disturbo della quiete pubblica. Non so che farci, per me è insopportabile l’idea di ascoltare musica contaminata da rumori ambientali esterni.

Due: in seguito all’azione eseguita al Punto Uno, quando mi fermo ai semafori la gente mi osserva con un’espressione perplessa, stranita, un misto di compassione e fastidio. Più fastidio che compassione a dire il vero. Non osano però dirmi nulla, perché è ovvio che pensano di avere a che fare con un malato di mente. Il quale, di fronte all’umana, comprensibile richiesta di abbassare il volume, potrebbe reagire prendendoli a sprangate in fronte. Forse fanno bene a pensarlo.

Ad essere sinceri, non mi curo molto di come mi giudicano coloro che sostano al mio fianco ai semafori. Quando sono solo in macchina, la musica la ascolto “a tutta”. E’ così da sempre, e sarà così per sempre. Sticazzi dell’altrui opinione. Una volta mi fermarono i Carabinieri, uno di loro mi chiese se fossi sordo. Abbassai il volume (gesto contro natura) e chiesi scusa, e così facendo me la cavai. Ricordo ancora cosa stavo ascoltando: Gennaio dei Diaframma, a tutto volume of course. Forse il Maresciallo era un fan di Federico Fiumani. Forse anche lui si era rivolto alla stessa agenzia di Barbara. Chissà.

ANZI…

In queste ultime settimane, anche e soprattutto grazie ai preziosi consigli datimi dai miei fratellini di covata, The EggFather and The EggMaster, sto ascoltando un sacco di musica interessante, e mi sembrerebbe un delitto non condividerla con voi. In particolare, mi piacerebbe segnalarvi un paio di canzoni da ciascuno dei dischi che vi andrò ad elencare.

Andando al dunque, questi sono i miei ascolti, almeno in questo periodo (i link agli articoli servono per approfondire e, se non li conoscete già, per vedere dei siti interessanti dove si parla di musica):

The Jeffrey Lee Pierce Sessions Project – Axels & Sockets
( recensione su rootshighway.it )
Terzo capitolo del progetto che mira a recuperare e donare vita agli scritti, e ai nastri inediti, lasciati ai posteri da quel geniaccio maledetto di Jeffrey Lee Pierce. Rischia di essere il migliore dei tre. Post Scriptum: ancora oggi rimango sorpreso dalla qualità della scrittura di JLP. Impressionante. Aveva una voce della madonna, scriveva delle canzoni della madonna, era un performer della madonna. D’accordo, la sua devastante tossicodipendenza l’ha penalizzato in ogni modo possibile, ma che al di là degli addetti ai lavori non se lo sia calcolato nessuno, rimane inspiegabile. Una vergogna.
Canzoni da segnalare:
• Desire By Blue River – feat. Mark Lanegan & Bertrand Cantat
• Kisses For My President – feat. Andrea Schroeder

Micah P. Hinson – And The Nothing
(recensione su distorsioni)
Disco a mio avviso bellissimo, frutto del dolore e della sofferenza (questa volta anche fisica) vissuti da Hinson. Lui stesso auto-definisce questa musica “violent Country”, ma secondo me è una definizione, seppur suggestiva, fuorviante. C’è dentro un po’ del Tom Waits sghembo ballader, un po’ dell’abisso alla Johnny Cash, ma più di ogni altra cosa ci sono tanta poesia, e tanta farina solo dal sacco di Mr. Micah P. Hinson. Che è destinato a diventare un Gigante, al pari dei due sopra citati. Mi ci gioco le uova (oops…).
Canzoni da segnalare:
• Sons of USSR
• The Quill

Micah P. Hinson – And The Pioneers Saboteurs
( recensione su indieforbunnies.com )
Vedi sopra. Disco del 2010, da me scoperto solo di recente. Struggente ed emozionante. Ogni volta che lo ascolto, lui scava, scava e ancora scava dentro me, mettendomi a nudo di fronte al mio baratro. Perché ciascuno di noi ha un lato oscuro col quale dovere convivere. Lo sapevate già, vero? Canzoni da segnalare:
• A Call To Arms
• The Cross That Stole This Heart Away

Woven Hand – Refractory Obdurate
( recensione su ondarock.it )
Cosa posso dire di questo disco? Me l’ha passato The EggMaster dieci giorni fa, e da allora io ne sono completamente schiavo. Fate attenzione, perché David Eugene Edwards genera dipendenza. E non c’è comunità di recupero che tenga. Disco devastante, sia in senso metaforico che in senso letterale, perché se lo ascolti ad alto volume (e come, sennò?) ti abrade il timpano. Stra-consigliato. Canzoni da segnalare:
• Good Shepherd
• Salome

Pierpaolo Capovilla – Obtorto Collo
( recensione di Rockerilla )
Primo disco solista per il leader del Teatro degli Orrori. Carmelo Bene incontra Scott Walker. Lo sto ascoltando da troppo poco, non sono certo di essere già riuscito a metterlo a fuoco. Il livello delle canzoni non mi pare omogeneo, ma potrei sbagliarmi. In ogni caso, questo lavoro contiene, senza dubbio, alcune gemme abbacinanti (una su tutte, Bucharest). Capovilla ha la grande capacità di unire, in un affresco dolente, poesia ed enorme sensibilità sociale. Con grande spessore letterario. Si parte dalla sfera individuale per arrivare alla dimensione pubblica. Come a dire che nessuno di noi è esente da colpe, nessuno di noi su può girare dall’altra parte. Vero, sofferto e affascinante. Canzoni da segnalare:
• Bucharest
• Irene

Le Luci della Centrale Elettrica – Costellazioni
( recensione su sentireascoltare.com )
Ho amato molto “Canzoni da Spiaggia Deturpata”, e ho provato da subito grande simpatia per Vasco Brondi. Proprio per questo, mi dispiace molto sentirlo paragonare, a sproposito, ai Grandi della canzone d’autore italiana. E’ una pressione enorme, nonché immotivata. Brondi ha un immaginario singolare, personale, e io continuo a volergli bene, ma non credo che in futuro verrà considerato tra i Grandi. Il suo citazionismo esasperato, inoltre, inizia un po’ ad urtarmi i nervi. Il disco è discontinuo: diverse belle canzoni convivono assieme ad alcune cagate pazzesche. E’ apprezzabile il tentativo di uscire dalla solita formula, ma secondo me Brondi è finito in un cul de sac artistico molto pericoloso. Non so se, e come, ne uscirà. Detto questo, Le Ragazze Stanno Bene è una delle mie canzoni preferite del 2014. Grande sensibilità, grande melodia, grande misura. Pezzo toccante come pochi. Bravo. Canzoni da segnalare:
• Le Ragazze Stanno Bene
• La Terra, l’Emilia, la Luna

Johnny Cash – American IV: The Man Comes Around
( recensione su rockol.it )
Di Johnny Cash non vi dico un cazzo, perché se ancora non conoscete il valore dell’opera dell’Uomo in Nero vuol dire che, fatevene una ragione, siete irrecuperabili. Gli American Recordings, a rotazione, stazionano sempre sulla EggMobile. In questo periodo sul piatto gira American IV, ed è un gran bel girare. Canzoni da segnalare:
• Hurt
• I’m So Lonesome That I Could Cry (feat. Nick Cave)

John Grant – Pale Green Ghosts
recensione su distorsioni )
Questo disco è del 2013 e, come spesso mi accade, sono arrivato a scoprirlo in ritardo, nonostante i molteplici consensi di critica e di pubblico. Mi piace molto, anche se a volte faccio un po’ fatica a venire a patti con l’eccessiva elettronica (almeno per i miei standard). Una cosa mi commuove soprattutto: il sodalizio umano creatosi tra Grant e Sinead O’ Connor, un’altra che ha sofferto molto, la quale si produce in alcune armonie vocali da brividi. La classe non è acqua. Canzoni da segnalare:
• Vietnam
• It Doesn’t Matter To Him

Bruce Springsteen – The Promise
recensione di Enzo Curelli )
Per Springsteen vale il discorso fatto poc’anzi su Johnny Cash. L’opera dell’uomo da Freehold, NJ si sarà pure fatta altalenante (ad essere indulgenti) nell’ultimo decennio, ma per quello che ci ha donato in passato, e che continua a donarci sul palco, che venga fulminato chi osa dileggiarlo. Aggiungo un’ulteriore osservazione: è scioccante pensare che all’epoca Springsteen potesse permettersi di non pubblicare materiale di questo spessore, e in grande quantità peraltro. Queste canzoni avrebbero fatto la fortuna di tutti i rocker dell’universo. Canzoni da segnalare (ma il livello è dovunque altissimo):
• Racing In The Street (’78)
• The Promise


Ecco fatto, voilà. Spero vi piaceranno.
Una cosa, seppur nel mio essere intransigente, ormai l’ho capita: quando si parla di musica con altri appassionati, spesso è come disquisire del sesso degli angeli. Si può discutere, ci si può scaldare, a volte ci si può anche mandare a quel paese ma, alla fine, resta solo una questione di gusti. Sempre che si rimanga nei limiti della decenza (vedere, a tal proposito, la rubrica Vade Retro, Saragat!).
Io, che sono una vecchia, romantica cariatide, vi consiglierei di mettere insieme tutte le canzoni sopra indicate in un unico CD, come si usava fare prima che si diffondesse il virus dell’immaterialità. Voi fate un po’ come vi pare. Mi piacerebbe però che almeno le ascoltaste, e che mi diceste cosa ne pensate.
Perché, diciamocelo: esiste una cosa più bella che confrontarsi, e farsi degli infiniti, spossanti pipponi mentali a riguardo delle canzoni? A parte ascoltarle, non credo.

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In missione per conto di DEE http://www.talkingeggs.it/in-missione-per-conto-di-dee/ http://www.talkingeggs.it/in-missione-per-conto-di-dee/#respond Wed, 28 May 2014 20:15:14 +0000 http://www.talkingeggs.it/?p=136 Sono stati ottantacinque minuti di saturo, selvaggio, elettrico assalto sonoro. Da lasciare senza fiato, letteralmente. In altre occasioni avremmo storto la bocca di fronte ad una durata così limitata, questo è sicuro. In questo caso, tuttavia, difficile pensare di poter resistere oltre.

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Fulminati sulla via di Mezzago.
eggfather&dee
David Eugene Edwards con il nostro fondatore EggFather

Lo scorso 24 maggio Talking Eggs al completo e, alla faccia della falsa modestia, in grande spolvero, ha mosso il suo trino culo e si è recato presso lo storico Bloom di Mezzago (MB), per partecipare alla Messa Sonica, nemmeno troppo laica, ivi celebrata dai Woven Hand.

L’ha fatto, a essere onesti, soprattutto per assistere alla manifestazione del Grande Sciamano from Englewood, Colorado. All’apparizione in carne, ossa, chitarra e cappello del Biondo Cavaliere dell’Apocalisse che risponde al nome di David Eugene Edwards.

Sì, questa volta ci siamo mossi tutti e tre, come in pellegrinaggio. In missione per conto di DEE. Perché quando si parla di Lui, i nostri pianeti si allineano.

Bisogna dire, col senno di poi, che ne è valsa davvero la pena. Perché noi l’altra sera abbiamo visto la luce. Sì, come novelli Jake & Elwood Blues, abbiamo visto la luce squarciare le tenebre che avvolgevano il locale, e da allora non siamo più gli stessi.

Una cosa adesso c’è ben chiara: mentre per chi scrive il concetto di Dio è solo un’illusione consolatoria a uso e consumo dei molti, troppi esseri umani bisognosi di conforto, David Eugene Edwards invece è pura, assoluta Verità.

Sono stati ottantacinque minuti di saturo, selvaggio, elettrico assalto sonoro. Da lasciare senza fiato, letteralmente. In altre occasioni avremmo storto la bocca di fronte ad una durata così limitata, questo è sicuro. In questo caso, tuttavia, difficile pensare di poter resistere oltre. E’ stato un live act stordente, di un’intensità da togliere il respiro. E infatti chi scrive l’ha vissuto in apnea, diviso tra stupore e puro godimento, tra emozione e procurata sordità, per fortuna temporanea.

Sono passate da pochi istanti le 23.30, quando ecco che le luci del Bloom si spengono, e la band (basso, batteria, chitarra elettrica più Edwards) sale sul palco. DEE saluta con fare furtivo il pubblico, imbraccia la chitarra elettrica e si lancia in una versione furiosa di Hiss, canzone contenuta in Refractory Obdurate, l’ultimo violento, poderoso, bellissimo album dei Woven Hand, uscito nel mese di maggio. Da quel momento in poi la sensazione provata sarà quella di lievitare, sollevati dal suolo, come a cavalcare l’onda di un mare agitato di feedback. Sarà così per tutta la durata del concerto. Alla fine, la band avrà eseguito nove canzoni dall’ultima opera, e cinque dal penultimo album in studio, The Laughing Stalk, pubblicato nel 2012. Unica concessione al glorioso passato dei 16 Horsepower, l’esecuzione di Horse Head Fiddle.

Nonostante la dolorosa assenza del sodale storico Pascal Humbert, la sezione ritmica è comunque devastante, martellante, tribale. Inutile negarlo, la nostra attenzione è però catturata solo da Lui, dal figlio del predicatore metodista, dal bambino cresciuto ascoltando gli interminabili sermoni recitati dai genitori e dai nonni. L’ossessione per il Divino e per le Sacre Scritture gli è rimasta, pure parecchio, ma se questi sono i risultati ben venga il suo dio, chiunque (o qualsiasi cosa) esso sia.

Cantante ammaliante dotato di voce ipnotica e potente, uomo dallo sguardo penetrante, inquietante, dalle movenze sciamaniche; chitarrista energico ma preciso, dotato di tecnica sopraffina: questo è oggi dal vivo il leader dei Woven Hand. Vi disturbano l’ossessione per il vecchio testamento, i ricorrenti riferimenti all’apocalisse, il ripetersi dei temi biblici nei testi? Pazienza, peggio per voi. Sarebbe come dire, che ne so, che i Ramones hanno suonato per vent’anni la stessa canzone. Meno male che l’hanno fatto.

Ora come ora, David Eugene Edwards è uno dei più grandi autori americani viventi, se non il più grande in assoluto. Questo però dalle nostre parti già si sapeva. Quello che io fino a sabato scorso non sapevo, mia colpa mia colpa mia grandissima colpa, era che è anche uno dei più grandi live performer in attività. Un carisma davvero unico: magnetico, coinvolgente, minaccioso, eppure seducente. A tratti, spesso a dire il vero, sembra di trovarsi di fronte ad uno sciamano in trance, posseduto dal Grande Spirito della Musica.

Gothic folk primordiale, Appalachi e Rocky Mountains, grandi spazi, cultura e suoni dei Nativi Americani, Obscure Country, energia punk, post punk, vecchio testamento, new wave & Joy Division, Jeffrey Lee Pierce e Gun Club, mandolini, bouzouki, chitarre anni ’80 alla Billy Duffy, immaginario alla Michael Gira e alla Nick Cave da giovane, rimandi a sonorità mediorientali ed est europee: tutto questo, oltre all’eredità dei 16 Horsepower, convive in incredibile armonia nei Woven Hand, andando a creare una miscela davvero particolare, sontuosa e inafferrabile.

Perché sì, è vero, nelle musiche dei WH si riescono a cogliere tutte le influenze sopra descritte, ma l’insieme finale risulta sfuggente e unico, come qualcosa di mai sentito prima. Quando pensi di averlo catturato, il suono dei Woven Hand, lui con un colpo di reni ti scappa sempre di mano.

Un sound diventato inconfondibile, un utilizzo della voce da incantatore: tutti elementi che sanno mandare l’ascoltatore in trance, grazie ad un mantra spesso penetrante, circolare, avvolgente. Travolgente, per i sensi.

Orsù, pentitevi infedeli.
Pentitevi, prima che per voi sia troppo tardi.
Pentitevi, e convertitevi al culto dell’immenso DEE. Aprite il vostro cuore alla Verità: una musica fatta di ossa, nervi, sangue, viscere, peccato e redenzione, buio e luce, vita morte e resurrezione, caduta e risalita. Come la vita stessa.
Perché se Dio è un’illusione, David Eugene Edwards è Verità e Vita fatte carne.

Amen.

“Dio è morto, Marx è morto … e anch’io oggi non mi sento molto bene!” (Woody Allen)

Scaletta concerto del 24/05/2014:
1. Hiss
2. Closer (vedi sotto)
3. Maize
4. Horse Head Fiddle (16 Horsepower cover)
5. Masonic Youth
6. King o king
7. El-bow
8. Corsicana Clip
9. The Refractory
10 .Long horn
11. Field of Hedon
12. Salome
13. Good Shepherd
encore
14. Obdurate Oscura
15. Glistening black

Consigliata la monografia su 16 Horsepower e WovenHand su Ondarock

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Talking about R.E.M. http://www.talkingeggs.it/talking-about-r-e-m/ http://www.talkingeggs.it/talking-about-r-e-m/#respond Thu, 22 May 2014 16:57:51 +0000 http://www.talkingeggs.it/?p=127 Questa mattina, mentre stavo facendo colazione nel solito bar, prima di andare al lavoro, ho sentito in sottofondo What’s The Frequency, Kenneth? dei R.E.M., il singolo apripista di Monster, pubblicato nel 1994. La radio non aveva il volume particolarmente alto, eppure la mia attenzione ne è stata catturata da subito, con facilità. Il mio semiparalitico … Continua la lettura di Talking about R.E.M.

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Questa mattina, mentre stavo facendo colazione nel solito bar, prima di andare al lavoro, ho sentito in sottofondo What’s The Frequency, Kenneth? dei R.E.M., il singolo apripista di Monster, pubblicato nel 1994.
La radio non aveva il volume particolarmente alto, eppure la mia attenzione ne è stata catturata da subito, con facilità.

Il mio semiparalitico culo, senza che quasi me ne rendessi conto, ha cominciato, come per miracolo, a muoversi con grande piacere e voluttà, assecondando il ritmo della chitarra di Peter Buck.

Allora ho capito una cosa, in maniera inequivocabile: ho nostalgia dei R.E.M.
Più in generale, forse, ho nostalgia dei tempi nei quali bastava un riff – ok pur sempre un grande riff, non c’è che dire – per gasarmi e mandarmi in orbita.

 

 

Eh sì (segue sospiro malinconico), i R.E.M. li ho amati e li amo ancora tanto. Sarà perché li ho incontrati durante la mia adolescenza, ai tempi di Lifes rich Pageant (1986), e gli amori di gioventù non si dimenticano, ma da allora non li ho mai abbandonati.

Insomma, sia come sia, sentire questa canzone uscire dagli altoparlanti di quel dozzinale impianto stereo mi ha fatto sentire bene, anzi benissimo.

Perché, lo ammetto, quella piacevole, rassicurante, sensazione di “ritorno a casa” ormai riesco a provarla solo quando ascolto gli artisti che mi hanno fatto da colonna sonora durante l’adolescenza e la prima giovinezza.
Che poi “colonna sonora” è una definizione riduttiva.
Perché io, perché Noi la musica la respiravamo, la succhiavamo ventiquattr’ore al giorno.

Suonerà retorico, sembrerà nostalgico, ma è la nuda verità.
Gli artisti legati agli anni più spensierati della vita mi sono entrati talmente nel profondo che basta l’incontro accidentale con una canzone per risvegliare, nel tempo di in un amen, un mondo di ricordi ed emozioni ancora vivide.

Oggi parliamo dei R.E.M., ma potremmo parlare di tanti altri.
Ma poiché parliamo dei R.E.M…..che ne dite di questa lista?
Vi va di commentarla? No? Beh, ve la dovrete sorbire comunque.
Ecco le mie canzoni preferite, rilasciate dai quattro (poi tre) di Athens – Georgia, in ordine circa cronologico, in trent’anni di carriera:

Gardening At Night
Radio Free Europe
Talk About The Passion
Perfect Circle
So. Central Rain
Maps and Legends
Driver 8
Wendell Gee
Fall On Me
Cuyahoga
The Flowers of Guatemala
I Believe
Swan Swan H
Finest Worksong
It’s The End Of The World As We Know It (And I Feel Fine)
The One I Love
Pop Song 89
You Are The Everything
Stand
World Leader Pretend
Orange Crush
Losing My Religion
Low
Near Wild Heaven
Half A World Away
Country Feedback
Drive
The Sidewinder Sleeps Tonite
Everybody Hurts
Sweetness Follows
Man On The Moon
Find The River
What’s The Frequency, Kenneth?
Let Me In
The Wake Up Bomb
E-Bow The Letter
Leave
So Fast So Numb
Electrolite
Sad Professor
Walk Unafraid
Falls To Climb
The Lifting
Imitation Of Life
I’ll Take the Rain
Leaving New York
Living Well is The Best Revenge
Supernatural Superserious
Tre decenni, che cavalcata!
Se volessi tentare, abbozzare un’analisi su quanto sopra elencato, un po’ di cosette risulterebbero da subito evidenti ai miei occhi.

Primo, sono tante (quarantotto per la precisione).
Secondo, dagli ultimi quattro dischi (Up, Reveal, Accelerate e Collapse Into Now) c’è poca roba, in particolare niente dall’ultimo. Se per ipotesi volessimo, ma non vogliamo, restringere il lotto a venti canzoni, di sicuro gli ultimi quattro lavori non troverebbero rappresentazione.
Terzo, ci sono anche un bel po’ di singoli piuttosto commerciali, paraculi direi, ma sempre suonati, cantati ed arrangiati con classe, misura e sapienza eccezionali.

Di sicuro, viste le vendite e la fama raggiunti con Out Of Time, sono stati obbligati ad accettare qualche compromesso: quando vendi venti milioni di copie con un solo disco, la pressione e le attese si fanno sentire, eccome. Una cosa però bisogna dirla: il culo non l’hanno mai venduto. Senza ombra di dubbio.

I R.E.M. sono stati unici nel loro genere: quando hanno capito di non avere più niente da dire a livello artistico, ne hanno preso atto e si sono sciolti. Nessuna tensione e nessun isterismo tra loro. Anzi, sono rimasti buoni, ottimi amici, legati da grande affetto reciproco.

Andatevi a leggere il comunicato ufficiale con il quale annunciarono lo scioglimento: è esemplare ed esplicativo. Non credo esistano altri esempi analoghi o paragonabili, di sicuro non a così alto livello.
Li amo anche per questo.

Eh sì, i R.E.M. mi mancano.
Mi mancano proprio tanto.

Mi manca la voce particolarissima di Michael Stipe, mi manca la sua magnetica presenza, il suo carisma sul palco.
Mi manca la chitarra Rickenbecker di Peter Buck, ponte ideale tra gli anni sessanta e la contemporaneità, mi mancano le sue movenze sul palco, sempre sospese tra il goffo e il sincopato.
Mi mancano le armonie vocali di Mike Mills, il vero collante del suono R.E.M., grande nerd ante-litteram, nonché eccelso bassista/multistrumentista.
E infine, mi manca la batteria di Bill Berry, precisa e potente, il quale lasciò la band nel 1997, a seguito dei postumi di un grave aneurisma cerebrale che lo colpì durante il Monster Tour, per andare a fare il contadino. Per me il batterista dei R.E.M. rimarrà sempre e solo lui, Fino alla fine del mondo per come lo conosciamo (…ma anche per loro, visto che di fatto non l’hanno mai sostituito).

Vabbè, ora basta, perché il confine tra il nostalgico e il patetico si è fatto sempre più sottile, e ora è troppo sottile.

Per farla breve: ascoltatevi i R.E.M.
Magari proprio le canzoni contenute in questa lista.
Poi ditemi cosa ne pensate, raccontatemi quali avreste inserito e quali no.
Quelle che amate, quelle che non sopportate.

Per me è troppo difficile fare un’ulteriore selezione, già è stata dura scegliere “solo” queste quarantotto.

Non sono mai stato obiettivo in amore.

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Vade retro Saragat – capitolo 1 http://www.talkingeggs.it/vade-retro-saragat-capitolo-1/ http://www.talkingeggs.it/vade-retro-saragat-capitolo-1/#respond Thu, 08 May 2014 12:29:56 +0000 http://www.talkingeggs.it/?p=120 Manuel Agnelli version 2014 sembra il frutto di un incrocio tra Lisbeth Salander (interpretata da Noomi Rapace) e il Professor Severus Piton di Harry Potter; voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida…  RISPONDE L’AVVOCATO DI SARAGAT (o delle cause perse) Un tempo non lo potevo vedere, e non l’avevo mai visto, forse perché … Continua la lettura di Vade retro Saragat – capitolo 1

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  • Manuel Agnelli version 2014 sembra il frutto di un incrocio tra Lisbeth Salander (interpretata da Noomi Rapace) e il Professor Severus Piton di Harry Potter; voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida… 
  • RISPONDE L’AVVOCATO DI SARAGAT (o delle cause perse)
    Un tempo non lo potevo vedere, e non l’avevo mai visto, forse perché non ne avevo il coraggio. Ma dopo averlo visto accompagnare Cesare Basile dal vivo come un qualsiasi altro orchestrale mi sta quasi simpatico.
    Saper stare al proprio posto è una dote di pochi.
    Detto questo, nun se pò guardà.

    • Luciano Ligabue version 2014, invece, sembra il negativo di Jessica Fletcher, la “Signora in Giallo”: stessa pettinatura, stesse guance cadenti, stessa dentiera, stessa statura. Con una differenza: è molto più credibile un’arzilla vecchietta che fa arrestare pericolosi assassini, che un nonnetto che gioca a fare la rockstar. Aui ui!!!

    Indifendibile, chiamate Taormina, forse lui ce la fa.

    • Accendo la TV, faccio un po’ di zapping ignorante, finché la mia attenzione non è catturata dal faccione sorridente di Piero Pelù nelle vesti di giudice a “The Voice of Italy”: allora penso, perplesso, ai tanti capolavori regalatici dai Litfiba negli anni ’80; lui di sicuro non ci pensa. Anzi, dà l’idea di divertirsi, e anche molto, a fare il coglione in mezzo agli altri tre sepolcri imbiancati…allora decido di andare a letto, ma sono turbato. E sogno. E nel sogno sento il mio corpo che cambia e prende il volo, e vola fin dentro gli studi RAI di Milano, ove produce un’enorme, avvolgente colata di maleodorante, acida, organica malta. Ecco, ora Pelù ride meno. Molto meno. Io invece mi sveglio col sorriso sulle labbra.

    Federico Fiumani sul suo Facebook dice che:
    Un libro è buono se la vitalità che hai dopo averlo letto è superiore a quella che avevi prima di leggerlo e quello di Piero, “Identikit di un ribelle”, a me ne sta dando davvero molta.
    Anch’io vorrei farmi difendere da Fiumani. Non è la RAI.

    • Quando ho sentito per la prima volta dal vivo l’auto-cover di “Del Mondo” dei C.S.I. suonata e cantata da Massimo Zamboni, per un attimo ho provato l’istinto di ucciderlo con le mie stesse mani. Ti voglio tanto bene Massimo ma, per cortesia, quella canzone evita di farla. Ok, passi un po’ di cacofonia, ma c’è un limite a tutto…

    Sempre per parlare dei soliti, si potrebbe fare lo stesso ragionamento anche per i Diaframma. Credo che quando si sente di cantare una canzone che ha scritto ma che è stata affidata alla voce di un altro abbia il pieno diritto di farlo, assumendosene le responsabilità.

    • Quando invece ho visto per la prima volta la “Saga” di Giovanni Lindo Ferretti, ho provato da subito l’insopprimibile desiderio di mangiare carne di cavallo. Cruda.

    Quando ho visto i Chiostri a Reggio Emilia attrezzati a mo’ di Plaza de Toros ammetto di aver pensato al Colosseo.

    • E’ uscita da qualche tempo la versione 2.0 di “Curre Curre Guagliò” dei 99 Posse… posso dire ‘sti cazzi?
    • Per restare in atmosfera di indie-revival, nei mesi scorsi è uscita una nuova versione di “Hai Paura del Buio?” degli Afterhours, a diciassette anni (???) di distanza dall’originale…che Agnelli/Piton abbia deciso di pubblicarla perché l’anno scolastico a Hogwarts è terminato, e a casa si annoia?

    In tutti e due le riedizioni una presenza costante: Samuel dei Subsonica.
    Una  volta ridevamo del fatto che in qualsiasi genere di locale in cui andavano sbucava regolarmente un personaggio giustamente ribattezzato l’Onnipresente. 
    Una sera sono andato al cinema ed era anche lì, NEL FILM.

    • La canzone “Ti Vendi Bene” de Le Luci della Centrale Elettrica, tratta dal nuovo album Costellazioni, ha un ritornello che è uguale a quello della “Bucatini Disco Dance” di Bonolis & Laurenti. Complimenti Vasco, la prossima volta Le tagliatelle di nonna Pina! Tanto pe’ cantà.

    Devo ancora sentire il disco e rimando l’udienza post ascolto (che frase da otorino). Qualcuno giustamente mi faceva notare la somiglianza di Brondi con Carboni. Che sia un mutante? Le luci della centrale atomica di Caorso?

    • Ho sognato che Nick Cave & Warren Ellis erano invitati da Linus e Nicola Savino a Deejay chiama Italia. Ho sognato che accettavano l’invito. Ho sognato anche che, alla prima domanda del cazzo, Nick Cave staccava la testa di Savino e la conficcava nel culo di Linus. Il tutto con lo straziante violino di Warren Ellis in sottofondo. Forse la sera prima avevo mangiato pesante.

    È stata la carne cruda di cavallo. 

    • Giuro, non voglio infierire per forza sullo pseudo-rocker di Correggio, ma quando l’ho visto profanare quel monumento alla canzone mondiale che è Crueza de Ma di Fabrizio De André, davanti a dodici milioni di telespettatori, con una versione che a definirla imbarazzante si fa un complimento, avrei voluto togliere la testa di Savino dal culo di Linus per infilarla in bocca a Ligabue, fino a farlo soffocare nei miasmi. Sogni di r’n’r…

    Hai mangiato anche del maiale crudo?

    • Elio di Elio e le Storie Tese è diventato come Pippo Baudo ai tempi d’oro: in TV lo si trova ovunque. Un vero prezzemolino. Programmi televisivi, talent shows, spot pubblicitari…tenere in ordine le sopracciglia costa.

    Una cosa che non ho mai capito è perché quando si parla di Elio e le Storie Tese salta sempre fuori che sono dei bravissimi musicisti. D’accordo, ma nel loro caso sarebbero più importanti i testi.
    Gli Skiantos non saranno certo ricordati per la tecnica, mi sono già risposto da solo

    • Di recente ho riascoltato, dopo anni che non lo facevo, Viaggio Senza Vento dei Timoria. Splendido disco, senza ombra di dubbio, cantato in modo superbo da Francesco Renga. Che–gran–voce.  Vorrei pertanto dire una cosa a quel fighetto, magro, bello e ben vestito, quello che sta con Ambra Angiolini. Gli vorrei dire che, invece di fare la puttana di trasmissione TV in trasmissione TV, belando canzoni vomitevoli in playback, con il capello sempre in ordine e la barba scientificamente incolta, farebbe meglio a riascoltarselo anche lui, Viaggio Senza Vento. Forse un minimo senso di colpa lo coglierebbe, forse (re) imparerebbe a cantare come si deve.

    Vogliamo parlare di Pedrini?

    • Francesco di Giacomo muore, Jovanotti vive e prospera. Freak Antoni muore, Biagio Antonacci vive e prospera. Lou Reed muore, Eros Ramazzotti vive e prospera. La vita è proprio una gran troia.

    Si fatica a difenderla, la vita…

    • Non so voi, ma io non reggo più la cosiddetta scena romana: i Tiromancino, i fratelli Riccardo e Roberto Sinigallia, Niccolò Fabi, Federico Zampaglione, Roberto Angelini, Max Gazzè, Daniele Silvestri, Marina Rei, ecc. ecc. Mi sembrano tutti uguali: dei gran paraculi, afoni, protetti dalla stampa specializzata capitolina, sempre e comunque compiacente nei loro confronti.

    Se la sonano e se la cantano, ma tra Silvestri e Zampaglione ne passa di acqua nel Tevere, se permettete…

    • Tornano i Pixies. Tornano gli Afghan Whigs. Tornano i Blur. Tornano i Massimo Volume. Tornano quasi tutti. Gli anni ’90 imperversano. E’ come se quanto emerso dagli anni Zero, e (finora) dagli anni ’10, non avesse lasciato alcun segno. A essere onesti, anch’io ho l’impressione che la musica si sia fermata a quegli anni. Sono uscite tonnellate di nuovi dischi, ma non ne ricordo uno che mi abbia colpito sul serio. Sì, carini, bellini, ben suonati, ben arrangiati…ma finisce lì, non riesco ad appassionarmi. Non sedimentano. E poi, non riesco più a imparare le canzoni a memoria, vorrà pur dire qualcosa.
    • Dente, Brunori Sas, Colapesce, Vasco Brondi vs. Fabrizio De André, Lucio Dalla, Francesco Guccini, Ivano Fossati. Si stava meglio quando si stava peggio.

    Battuta di Massimo Zamboni al commento “Certo che se c’era Ferretti alla voce era un’altra cosa… – Anche se c’era David Gilmour alla chitarra!”

    • Ho sempre trovato sopravvalutati i testi di Cristiano Godano. In tanti gli riconoscono un certo spessore letterario. Io no. Ammetto che alcune cose, soprattutto le prime messe in musica con i Marlene Kuntz, funzionano. Più in generale, proprio non riesco a farmele piacere le sue liriche. Ho sempre la sensazione di avere a che fare, più che altro, con delle frasi buttate giù a cazzo di cane, farcite di termini forbiti e ricercati, unico scopo quello di impressionare le giovani, e sensibili, pulzelle alternative. Ok, va bene giocare all’intellettuale, va bene farsi crescere la barba e darsi un tono: ma alla fine anche tu, ammettilo caro Godano, hai The No Pussy Blues.

    Meglio del sentirsi forti nel labile. 

    • Se siete abbonati a Sky, avrete avuto l’occasione di dare un occhio, ogni tanto, al canale monotematico Rock Tv. La rotazione dei video non è malvagia, anche se a volte si esagera un po’ col metal. Si resta comunque su livelli accettabili. E’ quando l’attenzione si sposta sui programmi con il conduttore in studio, che casca l’asino (borchiato). Si assiste al trionfo di tutti gli stereotipi, triti e ritriti, applicati al rock. Luoghi comuni a go-go, frasi fatte, VJ quarantenni e ultraquarantenni che giocano a fare i pischelli, quell’arteriosclerotico di Pino Scotto che vomita ogni santo giorno gli stessi deliri. Che tristezza. Alla fine, per amore della musica, sarei persino disposto a chiudere un occhio, non fosse che l’editore del canale è Gianluca Galliani. Gianluca Galliani, il figlio-clone di Adriano, l’AD del Milan. Eh, no. No. Fare soldi anche sulla musica, no. Speriamo che lo spirito incazzato di Jimi Hendrix si manifesti in tribuna vip a S. Siro, gli infili un amplificatore Marshall in gola, attacchi il jack della Fender Stratocaster “Olimpic White”, metta il volume a dieci, e lo fulmini sul posto, nel bel mezzo dell’assolo di All Along The Watchtower.

    Non ho Sky, rivolgetevi al servizio clienti, risponde Zio Fester.

    • Marco Castoldi in arte Morgan, uno dei musicisti italiani più sovrastimati degli ultimi vent’anni, è marcio, talmente marcio che se gli fai una trasfusione di sangue muore di overdose.

    Ci sono alcune cose di cui non mi faccio una ragione. Questa è una:
    « Cercavo un artista che fosse all’altezza per far rivivere quel lavoro dedicato a Spoon River. Conoscendo Morgan ho scoperto che è colto, preparato. Poi l’ho sentito cantare alcuni di quei brani a Roma e mi sono convinta che sarebbe stato bello farne un disco nuovo. Gli ho lasciato carta bianca e il risultato mi ha entusiasmato » (Dori Ghezzi)

    • Per favore, qualcuno stacchi la spina della chitarra di Tom Morello, qualcuno gli leghi le mani dietro la schiena! Il suo assolo nella versione di The Ghost of Tom Joad di Springsteen, pubblicata su High Hopes, ha su di me lo stesso effetto che avrebbe veder conficcare una lama di coltello nella tela de I Girasoli  di Van Gogh.

    Uso il commento di Eddy Cìlia: (…) poi c’è la “questione Tom Morello”, molto dibattuta ultimamente fra gli appassionati. Con questa me la sbrigo in fretta: con la musica dell’uomo del New Jersey l’ex-Rage Against The Machine e Audioslave c’entra meno di zero, in “High Hopes” fa danni pressoché ovunque – persino dove ci sarebbe poco da danneggiare: nella di suo rutilante Heaven’s Wall, in quella Philadelphia di serie B che è American Skin, in quella Dancing In The Dark di serie C che è Harry’s Place – e non sarà un caso se nei pochi brani decenti non c’è. Nondimeno: l’ha mica obbligato lui il padrone di casa ad aprirgli la porta e a farlo accomodare nel salotto buono. La tragedia è che, per quanto con i suoi assoli metallari il chitarrista ci si metta d’impegno, quest’album più di tanto non si può peggiorarlo.  Articolo completo

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    Nick Cave and The Bad Seeds – LIVE FROM KCRW http://www.talkingeggs.it/nick-cave-and-the-bad-seeds-live-from-kcrw/ http://www.talkingeggs.it/nick-cave-and-the-bad-seeds-live-from-kcrw/#respond Sun, 20 Apr 2014 23:07:39 +0000 http://www.talkingeggs.it/?p=105 Spero abbiate già avuto occasione di ascoltare il live pubblicato, lo scorso Dicembre, da Nick Cave and The Bad Seeds: perché merita. Già la copertina, da sola, varrebbe il prezzo d’acquisto. Nick Cave sprigiona un carisma devastante anche quando si veste da azzimato pappone. Anche da seduto. Anche indossando un paio di scarpe che nemmeno … Continua la lettura di Nick Cave and The Bad Seeds – LIVE FROM KCRW

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    Spero abbiate già avuto occasione di ascoltare il live pubblicato, lo scorso Dicembre, da Nick Cave and The Bad Seeds: perché merita.
    Già la copertina, da sola, varrebbe il prezzo d’acquisto. Nick Cave sprigiona un carisma devastante anche quando si veste da azzimato pappone. Anche da seduto. Anche indossando un paio di scarpe che nemmeno Tony Manero ne “La Febbre del Sabato Sera”. Leggendario. Cave, non Manero.

    Poi, ci sarebbe il contenuto del dischetto. E che contenuto!
    Si tratta di uno show registrato con i Bad Seeds in formazione ridotta, per l’emittente radiofonica KCRW di Los Angeles. Davanti a 180 persone adoranti, senza alcun overdub.
    Versioni più scarne e pacificate rispetto a quelle rese durante l’ultimo, fortunato tour, ma lo stesso incredibilmente efficaci. Attirano subito la tua attenzione, e ti attaccano alla poltrona, dalla prima all’ultima nota.

    Due le cose che m’impressionano di più: la prima, il suono della chitarra di Warren Ellis, nitido ma allo stesso tempo impuro. Un suono che sembra sempre sul punto di spezzarsi, ma che invece non si spezza mai; la seconda, la voce di Nick Cave, che ormai da tempo ha raggiunto dei livelli di profondità e di espressività sconosciuti ai più.
    Comunque, al di là delle analisi tecniche o pseudo tali, una volta schiacciato il tasto “play”, si gode davvero molto. Come dei ricci, direi.

    Si comincia con HIGGS BOSON BLUES, che oserei definire un istant classic: la tenor guitar di Ellis guida la leggendaria truppa in un mantra quasi psichedelico, sia per le liriche, che nell’andamento musicale, e hai l’impressione di essere al cospetto di una grande canzone.
    La febbricitante chitarra del super-barbuto domina anche STRANGER THAN KINDNESS, sempre meravigliosa e, soprattutto, MERMAIDS.
    Quest’ultima si pregia di una coda finale giocata tutta su un noise che sembra dover esplodere da un momento all’altro, ma che invece viene sapientemente trattenuto grazie all’abilità di Ellis nel saper dominare anche i feedback più selvaggi. Chapeau.

    E pensare che al primo ascolto su “Push The Sky Away” (il disco) questa canzone mi sembrava solo un mero esercizio di stile. Grande stile in ogni caso, stiamo pur sempre parlando di Re Inkiostro, eh…che superficiale cazzaro che sono.
    Notevoli anche le versioni di FAR FROM ME, PEOPLE AIN’T NO GOOD e THE MERCY SEAT, che ruotano intorno al piano e alla voce di Cave. A proposito di THE MERCY SEAT vorrei aprire una breve parentesi: la puoi stuprare, la puoi sfondare di feedback, la puoi rallentare, la puoi suonare in versione super magra, a cappella, o come cazzo ti pare, il risultato finale non cambia. Si tratta di un capolavoro assoluto, per chi scrive una delle più grandi canzoni di sempre.

    Andando sul personale, voglio confessarvi che di nutrire un debole per PUSH THE SKY AWAY (la canzone), che in questo contesto viene resa in maniera molto simile rispetto al disco: mai sentito un simile contrasto tra una musica tanto cimiteriale e un testo così pieno di speranza. Brividi.
    Insomma, per farla breve, possiamo dire di trovarci di fronte ad una Band super, una delle più grandi del mondo e di sempre, guidata da un Nick Cave in forma scintillante, mirabile. La parentesi con i GRINDERMAN forse non ci avrà regalato capolavori ma, è evidente, gli ha fatto un gran bene, vista la bellezza sia di “PUSH THE SKY AWAY” (il disco), che di questo live.
    Per terminare, mi sento di affermare quanto segue: NCatBS sono ancora in grado di spaccare il culo a tutti quelli che incontrano sul loro percorso. Alla grande.
    Non male, per una band di ultra cinquantenni, la cui classe è inversamente proporzionale al (dubbio) gusto nel vestire. Quando li vedi salire sul palco hai l’impressione che siano appena usciti di galera e che si stiano recando ad un appuntamento galante, forse con una puttana da quattro soldi.
    Poi, però, si dà il caso che mettano mano agli strumenti, e che comincino a suonare.
    E allora, si gode. Assai.

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    DIAFRAMMA – PASQUA http://www.talkingeggs.it/diaframma-pasqua/ http://www.talkingeggs.it/diaframma-pasqua/#respond Sat, 19 Apr 2014 22:01:26 +0000 http://www.talkingeggs.it/?p=111 The post DIAFRAMMA – PASQUA appeared first on TALKING EGGS.

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